Tratto dal catalogo Mazzotta
Mi capita quasi sempre di sentire che i miei quadri vengono recepiti come un qualcosa che va oltre il semplice fatto retinico. E questo mi rende felice, anzi direi che è tutto qui il successo…" Forse può apparire singolare, e tutta prima, distraente una dichiarazione di poetica come questa, o, meglio una valutazione della propria opera in una chiave, appunto, "non retinica". Antonio Del Donno è troppo legato a una radice manuale, direi artigianale, nel senso più antico e nobile del termine, è troppo coinvolto dalle suggestioni provenienti dalla materia e dalla fattura, per poter pensare che l'opera finita parli non attraverso gli occhi, per pensare che noi gli prestiamo completamente fede quando si dice felice di un impatto non retinico del la sua opera. Eppure sentiamo che la sua notazione risponde ad una verità più profonda, che essa ci dà una chiave di lettura non convenzionale del suo lungo a tormentato lavoro di artista, vissuto in disparte, quasi ai margini del dibattito culturale considerato il più attuale a alla moda, ma attento ai mutamenti reali, ai cambiamenti che contano veramente nei percorsi dell'arte. Il fatto è che Antonio Del Donno è un artista che crede ancora, e fermamente, nel vero e nel falso, nell'autentico e nell'inautentico, che ha una moralità da affermare con il proprio lavoro. Direi che Del Donno è un moralista, se il termine non si accompagnasse spesso a una connotazione limitativa, se non addirittura negativa, in tempi come i nostri dove contano invece le disponibilità più flessibili, la spregiudicatezza a il cinismo. Ma bisogna intendersi: Del Donno, nonostante le apparenze, non è un misantropo, una sorta di moderno gentiluomo di campagna irto a scorbutico che aborre 1'attualità. Al contrario, egli ha seguito con attenzione il
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